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Albertobaldazzi

Francoforte vs Berlino

11 Marzo 2016, 00:04am

Pubblicato da albertobaldazzi

I Tg di giovedì 10 marzo – Scalette in pratica obbligate e, quindi, in fotocopia per i Tg di serata. Le aperture sono tutte, con l’eccezione di Studio Aperto, per le decisioni della Bce che rilanciano il bazooka di Draghi e azzerano i tassi per stimolare inflazione e ripresa in un’Europa che sull’economia si muove con la velocità di un bradipo. “Sorprendente” è l’aggettivo più utilizzato per accompagnare la scelta di aumentare il quantitative easing del 30% (da 60 a 80 miliardi al mese) e di “premiare” le banche che prelevano denaro da Francoforte nel caso in cui lo mettano a diposizione di famiglie e imprese. Ma sotto i titoli gridati c’è ben poco di ciò che sarebbe necessario per comprendere la ratio e i possibili effetti concreti della manovra di Draghi. Chi prova a farlo, e in parte vi riesce, è TgLa7 che spiega che il governatore Bce va avanti come un treno, senza preoccuparsi dei massi lanciati sui binari dalla Bundesbank e da quasi tutte le autorità finanziarie e bancarie tedesche. Sempre La7, seguita da Tg2, spiega che la votazione a Francoforte è stata “quasi” unanime, anche perché per le regole interne che prevedono che il board si esprima a rotazione, oggi la Germania non votava.

Dicevamo delle scalette obbligate, viste le ulteriori drammatiche notizie relative all’autopsia sui corpi dei due tecnici italiani finalmente giunti in Italia, e le novità sulla auspicata (quanto tardiva) collaborazione della magistratura egiziana con gli inquirenti italiani per l’uccisione di Giulio Regeni. Sulla prima vicenda tutti i Tg riportano le dichiarazioni e le posizioni legittimamente indignate dei familiari, ma le testate minori Mediaset le espongono come un’icona delle presunte responsabilità, tutte “in negativo” del governo.

Voltando pagina, i dati della diminuzione della disoccupazione nel 2015 sono ampiamente riportati, e va sottolineato che il senso di pur minimo sollievo è epresso non solo dai Tg Rai, ma anche da Tg5 e TgLa7. Per Tg1 l’occupazione in aumento è secondo titolo. Anche in questo caso il servizio più preciso è quello di La7.

Renzi che presenzia all’abbattimento dell’ultimo diaframma a Normanno in una galleria della Salerno-Reggio Calabria, anche in questo caso è “titolo” per Tg1, il che ci risulta alquanto eccessivo. Visto che si parla di imminente scontato cambio ai vertici dellle testate del Servizio Pubblico, questa “aderenza” alla uscite del premier, più che agli attuali direttori può essere riferibile ad un clima diffuso che si respira a Saxa Rubra. Sempre per la politica, è quasi inutile confermare che il caos a destra sul candidato per Roma Capitale non è presente su Mediaset, che invece abbonda di riprese e citazioni dell’intrevista odierna di Berlusconi a Il Messaggero che contiene il vaticinio della vittoria di Bertolaso al primo turno (!?!). Sulle altre testate l’ulteriore “no” di Salvini al candidato di Forza Italia emerge con evidenza. Passando all’altro schieramento, Bassolino è invece presente trasversalmente sia in Rai, sia a Mediaset che su La7 nel giorno in cui si profila una sua lista civica “contro” il Pd della Valente.

Cambiando aria, attraversiamo l’Atlantico per i “sassolini dalle scarpe” che per TgLa7 Obama si sta togliendo, approfittando dei pochi mesi di mandato che gli rimangono. Il capo della Casa Bianca ammette che nel 2011 gli Usa sbagliarono a dar retta Cameron e Sarkozy sulla campagna di bombardamenti in Libia in logica anti Gheddafi. Ammissione tardiva ma, comunque, apprezzabile.

Un altro elemento che è presente sui titoli e/o nel servizi di tutte le testate è rappresentato dalle proteste degli agricoltori italiani per l’ok all’iportazione senza dazi di ulteriori 35.000 tonnellate di olio tunisino. Mentana dice che “l’Italia ha perso” al tavolo di Bruxelles. Per Tg4 si tratta di un’altra manifestazione anti italiana della matrigna Bruxelles. Da segnalare che nelle votazioni a Strasburgo anche il gruppo Pd si è diviso a metà. A dimostrazione che il problema c’è, ed è serio.

Alberto Baldazzi

 

 

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