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Albertobaldazzi

La par condicio “non abita più qui”

30 Maggio 2015, 21:43pm

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-30-alle-22-42-09Pubblicato su l'Eurispes.it e Il Manifesto

Oggetto di polemiche e denunce roventi negli anni dello scontro Pdl-Ulivo, dopo solo 15 anni di vita la par condicio si è estinta nel silenzio più assoluto, in assenza di pubbliche cerimonie di commemorazione e – ci scommettiamo – di orfani che la rimpiangano. Anzi, che “non abiti più” nelle analisi della comunicazione politica, è una realtà tanto evidente quanto implicita, perché nessuno la dichiara o la rivendica. Eppure tra l’incudine del conflitto d’interessi e il martello della sdrucita governance della Rai per lunghi anni la par condicio ha tentato di avere un ruolo, di mitigare gli eccessi che rendevano e rendono fisiologica la patologia rappresentata dalla coincidenza pressoché assolutatra l’agenda setting e l’agenda della politica, con alcuni leader o presunti tali menù fisso di Tg e talk. Missione sostanzialmente fallita, anche perché l’Autority ci ha messo del suo per non far affezionare gli italiani e il mondo dell’informazione ad un sistema di controlli finalizzati all’equilibrio nella comunicazione politica. I suoi innumerevoli “non interventi”, quelli senza valore perché ex-post, la logica del cronometro che segnalava i minimi dettagli “mancando” lo sguardo d’insieme, sono tutti elementi che hanno fatto imbestialire anche i giornalisti più accorti e corretti, oggetto di censure e multe come e più di quelli al soldo dell’editore politico di turno.

Se ancora nelle elezioni del 2013 qualche funzione ha tentato di svolgerla, nell’era di Grillo, Renzi e Salvini – i dominatori dello scenario televisivo dell’ultimo biennio – qualsiasi argine all’invadenza squilibrata della politica in Tv ha ceduto definitivamente, e neanche i “semafori” per regolare il traffico sono entrati in azione. In piena crisi di numeri e di budget i soggetti televisivi hanno scoperto che la politica “costa poco” e rende ancora abbastanza in termini di share. Ecco così la scelta trasversale di riempire le prime e seconde serate di talkshow. Nel settembre del 2013 l’offerta dei talk è aumentata del 50% rispetto alla stagione precedente, e con gli ultimi nati in Mediaset siamo oggi a circa un + 75%. “Controllare” e conteggiare le innumerevoli presenze dei soliti politici e dei soliti giornalisti saltabellanti da uno studio all’altro è divenuto perciò impossibile e/o senza senso. Nell’ultima stagione televisiva, poi, la parziale uscita di scena o perdita di centralità di Silvio Berlusconi ha impattato fortemente sulle “sue” Tv, oltre che sulle “nostre”- ovvero nel servizio pubblico – facendo apparire un po’ meno “abili e arruolabili” giornalisti e testate. Anche il patto del Nazareno ha contribuito a rompere gli schemi fissi dell’informazione e a confondere le acque.

Ma anche senza il ricorso ai dettami della par condicio, molto c’è da dire sulla campagna elettorale appena conclusa e sulla fase che l’ha preceduta. Se fino al settembre 2014 l’intero spazio è stato occupato da Matteo Renzi, gli ultimi mesi ci hanno regalato una nuova star della politica e della comunicazione: l’assai poco “felpato” Matteo Salvini, ritenuto l’unico in grado di contrastare un premier che cominciava a stancare e che per di più risultava “antipatico” ai giornalisti (anche a quelli che lo adulano) per il semplice fatto di bypassare la mediazione professionale. Salvini, al contrario, ha bisogno di qualcuno che aiuti ad articolare frasi e concetti slegati tra di loro e quasi sempre coincidenti con vuoti slogan. Il capo della rinnovata Lega sarebbe inoltre accreditato quale “portatore in corpore vivo” di un punto e mezzo di share, la qualcosa – unità alla sua disponibilità 24 hours in a day, lo ha imposto a destra e a manca, all’alba e al tramonto. Mai come nel caso della Lega e di Salvini – con i 10 punti guadagnati nei sondaggi in appena un anno – si deve parlare di un soggetto politico “inventato” dalla televisione. Ciò non significa che la Lega, oltre che il video, non “buchi” la coscienza degli strati di popolazione più in difficoltà. Il risultato è che la campagna elettorale appena conclusa è vissuta proprio sulle polemiche sull’immigrazione e sui rom: Salvini a correre, gli altri a inseguire. Chi scrive da 6 anni analizza quotidianamente i Tg di prima serata (Osservatorio Tg, albertobaldazzi.com) e recentemente ha segnalato più volte l’egemonia salviniana su alcune redazioni Mediaset, soprattutto Tg4, addirittura “contro” gli input del gruppo (Confalonieri, Pier Silvio). L’incitamento all’odio razziale è così stato pienamente sdoganato, fino a diventare presenza quotidiana, anche a prescindere dalle “sublimi” e ispirate dichiarazioni di Salvini.

Dicevamo di un Berlusconi defilato per i noti motivi e gli anni che passano. Negli ultimi 15 giorni però il Vecchio Campione è sceso nuovamente in campo per corroborare il partitino proprietario, a rischio 10%. La rimpatriata è stata toccante ma, soprattutto, ci ha fatto fare un tuffo nel recente passato: quello del pieno e spudorato conflitto d’interessi. I Tg Mediaset sono stati richiamati in trincea è hanno risposto come un sol uomo: video messaggi, video messaggi camuffati da interviste, interviste “ finte “esclusive” nei titoli; e quando mancava Silvio, quantità industriali di spazio al suo profeta Giovanni Toti, ex collega e direttore di Tg4 e Studio Aperto. C’è qualcosa di nuovo oggi nel video, anzi d’antico ...

Alberto Baldazzi

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Giornalismo “impresentabile”

29 Maggio 2015, 23:33pm

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-30-alle-00-24-49I Tg di venerdì 29 maggio – Anche stasera nella nostra analisi partiamo dall’attenzione data alla vicenda dei rom assassini della periferia nord-est della Capitale. Mediaset “vira” subito sui campi nomadi dopo aver risolto il caso della lista della commissione bicamerale antimafia segnalando le polemiche nel Pd e nominando un “unico” presunto impresentabile, De Luca. I servizi a ripetizione sulla strage di ieri e le reazioni della cittadinanza esasperata ripropongono lo scherma sperimentato: tutto il potere agli istinti e alle reazioni di pancia. Intendiamoci: non si vuole qui negare i problemi che soprattutto nelle periferie la presenza dei così detti nomadi generano nella realtà e, ancor di più, nella percezione collettiva.Ma “sdoganare”, quando addirittura non li si fomenta, gli istinti più beceri strumentalizzando le angosce diffuse è un mestiere che sarebbe meglio lasciare a Salvini, piuttosto che praticarlo nelle redazioni e nelle stanze dei direttori di testata. A dimostrazione che si può fare diversamente, segnaliamo la maggior correttezza delle altre testate e in particolar modo la decisione del Tg2 di far seguire agli aggiornamenti di cronaca un ottimo servizio che racconta quanto sono (molti di più) i rom nei maggiori paesi europei, quali sono state (assai più efficaci) le politiche d’integrazione che da noi latitano del tutto.Le aperture per tutti sono per l’assai poco affascinante vicenda della lista prodotta a 8 ore dal silenzio della campagna elettorale con i 16 “impresentabili”. I teleutenti avranno capito “solo” che nel Pd volano i coltelli tra i renziani e la Bindi; per il resto quale sia l’iter giudiziario che investe il candidato campano De Luca, di quali reati “spia” sia stato accusato, sono questioni secondarie che non meritano di essere illustrate. Sorge il sospetto che in qualche redazione abbiano “sorvolato” per non rivelare di esser disinformati.

La chiusura della campagna elettorale non offre nulla che meriti di essere segnalato, se si escludono le consuete coperte tirate verso Forza Italia dai canali Mediaset. L’uscita ufficiale dalla recessione, con il pil in aumento dello 0,3 % e – udite, udite! –l’inflazione che torna a mostra un pur minimo segno più, è presente nei titoli dei Tg Rai, di Tg5 e di La7. Sulla Rai Padoan da Dresda non si nega a i microfoni e alle telecamere spandendo ottimismo sul secondo trimestre e qualche accenno di speranza sull’occupazione per i mesi successivi.

Di Blatter e della Fifa decimata dall’indagine Usa e dagli arresti in Svizzera si è parlato molto nei giorni scorsi, segnalandolo come un super “impresentabile” per la quinta presidenza del Gotha del pallone. Ma Blatter piace alle federazioni africane, sudamericane e asiatiche, e i soldi del calcio sono tanti e generosamente distribuiti senza imbarazzanti ricevute; ecco così che il principe giordano, speranza delle opposizioni, si ritira dopo la prima votazione nella quale Blatter sfiora i due terzi. L’arzillo settantanovenne potrà fare goal per altri 5 anni e il mondo del calcio internazionale continuerà a mostrare un profilo analogo a quello che siamo abituati in Italia.

Per la cronaca segnaliamo la presenza su Rai e Tg5 dei servizi sull’omicidio a Formia di Mario Piccolino, anziano avvocato protagonista di tante battaglie per la legalità in un territorio in cui la camorra già qualche anno fa lo aveva minacciato. Nei prossimi giorni se ne parlerà parecchio.

Alberto Baldazzi

Dati auditel dei Tg di giovedì 28 maggio 2015

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Fonte:www.tvblog.it

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Disagio e razzismo

29 Maggio 2015, 00:54am

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-29-alle-01-32-57 (1)I Tg di giovedì 28 maggio – I Tg di serata svelano un Paese attraversato da un disagio reale che prende purtroppo le forme del classico razzismo. Quelli Mediaset dedicano l’apertura e lunghi servizi alla macchina impazzita guidata da rom che ieri sera ha fatto una vittime e 8 feriti nella periferia nord-est della Capitale. Quasi metà edizione per Studio Aperto e Tg4, condite da innumerevoli interviste a cittadini che inequivocabilmente attaccano la presenza e l’esistenza stessa dei rom nella città. Chi conosce il mestiere del giornalista sa a cosa si va incontro offrendo il microfono a cittadini traumatizzati da un fatto di cronaca agghiacciante che avviene sotto le finestre di casa, laddove figli o familiari stanno magari tornando dal lavoro con il

rischio di essere falciati dal pirata della strada. Se poi il pirata, come in questo caso, è uno straniero, un rom, quello che si ottiene è più che prevedibile, e l’omicidio stradale diventa carburante per l’odio razziale. I giornalisti dei Tg lo sanno, e fanno di tutto proprio per avvalorare uno degli slogan più virulenti e paganti della destra leghista. Salvini ribadisce che bisogna utilizzare le ruspe, andando incontro e fomentando la più istintiva e brutale delle reazioni. All’interno dei servizi quasi involontariamente trovano spazio elementi meno aggressivi, quando a parlare sono i familiari dei rom assassini come la madre di uno degli occupanti e moglie del guidatore. I parenti dell’assassino chiedono scusa e manifestano intera la loro debolezza strutturale, in un contesto di degrado che è da addebitare a responsabilità delle comunità rom quanto all’assenza di politiche d’integrazione. Le risorse ci sono e sono abbondantemente spese, anzi sprecate; manca una visione d’insieme e forse, la volontà stessa di intervenire. Tg5 intervista un anziano che confessa di essere l’autore della strage, raggiunto dai giornalisti prima che dalla polizia. Sulle altre testate l’attenzione è forte, ma i toni più accorti. Su Tg3 una delle intervistate riesce a sussurrare che la punizione dell’omicida non deve abbinarsi all’odio etnico: posizione, ahinoi, purtroppo minoritaria.

Per TgLa7 – che posiziona la vicenda dei rom nella seconda metà dell’edizione – la notizia del giorno e, quindi, l’ apertura è la visita di Renzi a Melfi, alla corte di Marchionne, preferita alla presenza all’assemblea confindustriale di Milano. Uni “sgarro” che non deve aver lasciato segni più di tanto, dato che Tg3 ci fa ascoltare il passo dall’intervento di Squinzi in cui il Presidente degli industriali sottolinea che nulla ha da chiedere al governo, se non che la prosecuzione della politica delle riforme.

La campagna elettorale pretende e ottiene il quotidiano tributo di forzature; soprattutto su Mediaset va in onda in tutte le salse un Berlusconi che, giocando in casa, viene servito e riverito come in un negozio di barbiere. Sintomatiche le domande dell’intervistatore su Tg4, che qui vi riproponiamo: 1) I risultati delle regionali saranno decise all’ultimo voto…..; 2) Perché il governo Renzi ce l’ha tanto con i pensionati? No comment. Anche su Tg1 compare un’intervista all’acqua di rose al capo di Forza Italia che, però, confrontata con quella di Tg4 appare un capolavoro giornalistico. Le polemiche sugli impresentabili e intorno alla candidatura di De Luca in Campania completano la pagina di politica sulle maggiori testate.

I Tg aprono sullo scandalo del calcio mondiale, presente con ampi servizi anche sulle altre testate. Per Mentana doppio titolo e sottolineatura del braccio di ferro a distanza tra Usa e Russia. Blatter è per tutti in un angolo, ma la speranza di Platini di liberarsene nelle prossime ore potrebbe diventare un illusione, scontrandosi con il sistema di potere consolidati da più di 20 anni.

Il barometro della crisi greca che fini a 2 giorni fa indicava “miglioramento” oggi volge al brutto. “Grexit” (titolo Tg5) rischia di diventare un neologismo in voga da qui al redde rationem di giugno.

Alberto Baldazzi

Dati auditel dei Tg di mercoledì 27 maggio 2015

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Fonte;www.tvblog.it

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Lo sport più bello del mondo

27 Maggio 2015, 23:00pm

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-27-alle-23-47-02I Tg di mercoledì 28 maggio – Tra le maggiori testate quelle Rai aprono sullo scandalo Fifa, Tg5 predilige gli interventi nella campagna elettorale – tentando di riprodurre il desueto scontro Forza Italia – Pd -, mentre TgLa7 predilige l’ennesimo caso di mala politica in Sicilia, con gli arresti di consiglieri regionali che hanno “comprato” voti per le elezioni del 2012. Mentana passa subito dopo alle polemiche sulla legalità e agli “impresentabili”, un’etichetta passata dal linguaggio della politica ad un presunto livello giuridico-istituzionale grazie (o per colpa) dell’intervento raffazzonato e tardivo della commissione bicamerale antimafia che sta ottenendo come unico obbiettivo quello di condire lo scontro elettorale di ulteriori polemiche.

Gli slogan di giornata – ripresi da tutti - sono quello renziano che abbina il Pd alla legalità e quello di Berlusconi che vaticina una sconfitta di misura alle regionali (3 a 4) con conseguenti (?) dimissioni di Renzi. La vicenda di De Luca, che si è complicata con la decisione della Cassazione di affidare il contenzioso sull’interpretazione della legge Severino ai Tribunali ordinari, è nei servizi per tutti. I servizi sulle arresti svizzeri su mandato dell’Fbi che hanno annientato il vertice della Fifa rendono un quadro devastante del malaffare che anima il mondo dorato del calcio. Negli ultimi vent’anni tutto aveva un prezzo pagato in tangenti nei paradisi fiscali: dall’aggiudicazione di un mondiale, alla cessione dei diritti televisivi. Ottimi per la Rai i servizi da News York di Giovanna Botteri e quelli che riavvolgono il nastro dei tanti scandali attraverso i quali è passato indenne Blatter, il Capo assoluto del calcio mondiale, oggi non indagato (al momento) e alla vigilia della quinta rielezione ai vertici del pallone. I dati Ocse sulla disoccupazione giovanile sono ampiamente presenti, ma a nostro giudizio i Tg colgono poco la non scontata critica al sistema educativo italiano che non prepara al lavoro, che non insegna neanche “a leggere e a far di conto” e che, inoltre vede una dispersione scolastica da paese del terzo mondo. TgLa7 è l’unica testata che parla dell’inchiesta ternana su operazioni immobiliari sospette che investe anche Monsignor Paglia, ex vescovo della città. Servizio ineccepibile cui Mentana fa seguire un commento a braccio nel quale il direttore “si espone”, ritenendo poco credibile che lo storico animatore della Comunità di Sant’Egidio sia realmente implicato in operazioni illegali. Segnaliamo infine il buon servizio di Tg2 che ritorna a Brescia, a 41 anni dalla strage fascista, riannodando i fili di ben 5 inchieste e processi che, ad oggi, non hanno ancora identificato i colpevoli.

Alberto Baldazzi

Dati auditel dei Tg di martedì 26 maggio 2015

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Fonte:www.tvblog.it

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Europa: il cono d’ombra sul Mediterraneo

26 Maggio 2015, 22:57pm

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-26-alle-23-46-54I Tg di martedì 26 maggio – Tg4 e TgLa7 condividono l’apertura sulle ombre e le contraddizioni della politica europea dell’immigrazione; gli “stili” sono diversi ma le preoccupazioni assai simili. Malgrado l’impegno della Mogherini si profila infatti più di un passo indietro dalle aperture sulla condivisione del flusso di profughi, sia per quelli già in Italia che per il futuro. Solo eritrei e siriani sarebbero “meritevoli” di assistenza e asilo. Tg1 segnala la fuga di notizie su un non meglio identificato piano militare targato Ue per colpire gli scafisti.Alla ricerca di buone notizie, sulle testate Rai grande spazio alle dichiarazioni del Governatore Bankitalia Visco che vede l’uscita dalla crisi e invita a perseverare sulle riforme: affermazioni che, certo, non sorprendono affatto, ma ugualmente campeggiano nei titoli.

Nei giorni scorsi su Tg e talk si è più volte discettato sull’elenco di “impresentabili” che la commissione bicamerale antimafia avrebbe dovuto rendere noto oggi. In realtà nessuno ha spiegato di cosa si tratta veramente, e la confusione è aumentata per il pasticcio dell’odierna fuga di notizie e dalla decisione di rimandare la pubblicazione a venerdì, praticamente “fuori tempo massimo” per il voto di domenica. Indiscrezioni o meno, i Tg inquadrano sia Renzi che Salvini mentre affermano che nelle rispettive liste sono tutti “presentabili”. I teleutenti con ogni probabilità non hanno capito niente.

La campagna elettorale produce su Rai i consueti siparietti “memoria” della par condicio, mentre Mediaset non prova neanche a dissimulare equilibrio, a base di Toti e Berlusconi a gogò.

Studio Aperto fa l’en plein di titoli di cronaca nera, ma forse neanche se ne rende conto. Tra i tanti “casi” trattati segnaliamo che le rivelazioni sulle presenza di delinquenti stranieri a fianco di quelli laziali negli scontri di ieri prima e dopo il derby, sono presenti un po’ su tutti, così come la vicenda dell’aggressione della magistrata al Tribunale di Lodi ad opera probabilmente di una squilibrata armata di un coltello introdotto con eccessiva facilità.

Uber “bloccato” per concorrenza sleale dal Tribunale di Milano è presente su tutte le testate che sottolineano la vittoria delle istanze dei taxisti ( almeno provvisoriamente). Solo Tg2 ci parla di una sconfitta: quella “per l’umanità” rappresentata, secondo il Segretario di Stato vaticano Parolin, dalla vittoria del referendum sulle mozze gay nella cattolicissima Irlanda.

Alberto Baldazzi

Dati auditel dei tg di lunedì 25 maggio 2015

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Fonte:www.tvblog.it

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Sull’Europa il vento del sud e dell’est

25 Maggio 2015, 22:57pm

Pubblicato da albertobaldazzi

schermata-2015-05-25-alle-23-48-51I Tg di lunedì 25 maggio - Tg di serata quasi inevitabilmente costretti a saltare di palo in frasca, dalle coltellate, prima, e gli scontri al termine del derby romano (apertura per Tg4 e servizi per le testate delle ore 20), ai nuovi dati sull’occupazione (apertura per TgLa7 e Tg1), ai venti anti-euro che spirano dalla Spagna con la vittoria della sinistra di Podemos, e dalla Polonia, dove si è imposto il partito nazionalista di destra (primo titolo per Tg3 e Tg5). Ampiamente presenti sulle maggiori testate gli andamenti negativi delle borse in relazione all’impossibilità del governo greco di rispettare gli impegni di restituzione con il Fondo Monetario

Internazionale. Gli obblighi di legge con l’avvicinarsi della scadenza delle regionali si fanno più pressanti, e portano un po’ tutti a proporre più o meno equilibrati “trenini” con i diversi candidati a confronto: uno spettacolo tutt’altro che emozionante. Sempre per la politica primo piano per Berlusconi, - non solo su Mediaset - mentre pronostica un 4 a 3 nella partita delle 7 regioni. Renzi, invece, viene ripreso mentre si occupa di un’Europa che deve cambiare e attrezzarsi per non essere abbattuta dalle folate che tempestano Bruxelles da sud ma anche da est. Lo show di Grillo a favore di telecamere contro gli amministratori delle ferrovie milanesi e sulle regioni “da conquistare” ad opera di Cinque Stelle per essere poi immediatamente chiuse, è troppo accattivate per non essere ripreso in pratica da tutti. Sui dati del ministero di Poletti si rischia ulteriore confusione, come è giù avvenuto due volte nei confronti dell’andamento dell’occupazione tra Inps, Istat e governo. Tg1li commenta riferendoli ad un “effetto jobs act”, mentre Mentana mette le mani avanti e addirittura nel titolo parla dell’esigenza di “attendere un momentino” prima di lanciarsi in interpretazioni definitive e gioire per l’eventuale aumento dei posti di lavoro. L’attenzione alla cronaca nera conquista sempre maggiori spazi. Abbiamo già notato come oltre a Mediaset anche Tg1 risulti più “attento” ai diversi casi, più o meno criminali. Ultimamente anche a TgLa7 non tengono più gli argini, e così stasera la vicenda della morte dello studente padovano precipitato da una finestra di un albergo milanese è presente praticamente su tutti, anche se nelle indagini l’unica novità di giornata è che i magistrati hanno sequestrato i cellulari dei suoi compagni di stanza.

Da segnalare da Tg3, Tg4 e Tg5 titoli ed ampi servizi sulle inchieste sorte attorno le
 truffe condotte da alcune onlus e cooperative, soprattutto campane, consistenti nella distrazione di fondi comunitari stanziati per l’emergenza immigrati, e che nelle ultime ore hanno visto l'intervento del commissario Cantone. Sempre Tg3 ci offre lo scorcio di un altro traffico di esseri umani, quello sulle coste del Myanmar ai danni della minoranza religiosa Rohingya.

Alberto Baldazzi

Dati auditel dei Tg di domenica 24 maggio 2015


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Fonte:www.tvblog.it

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Cannes: una splendida sconfitta

25 Maggio 2015, 17:38pm

Pubblicato da albertobaldazzi

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I tre campioni nazionali, Garrone, Moretti e Sorrentino, sono tornati dalla Croisette senza premi di sorta, e questo ha suscitato perplessità vista l’accoglienza della critica e del pubblico riservata a Il racconto dei racconti, Mia madre e Youth. Ma a guardare bene, e segnalando che le sensibilità della giuria hanno legittimamente privilegiato “il sociale” di Dehepan – drammatico e contemporaneo racconto delle disperate migrazioni – va ricordato che i festival del cinema non sono come il calcio, dove giocare bene e non vincere lascia solo l’amaro in bocca.

C’è infatti di che essere più che soddisfatti, perché tre grandi registi nostrani che propongono grandi film sono il segnale di una insperata vitalità culturale in un Paese nel quale importanti ministri hanno recentemente sentenziato che con la cultura non si mangia. E, certo, l’Italia si dibatte tra incrostazioni e difficoltà economiche che mordono la carne viva di ampie fasce sociali, facendoci rimpiangere il nascere e il consolidarsi del “miracolo” che negli anni ’60 ha portato a quel benessere sempre più diffuso che oggi appare un miraggio.

Se riavvolgiamo indietro il nastro scopriamo, però, che una società vitale e vogliosa di crescita, sospinta da speranze e obiettivi individuali e collettivi, non produce solo avanzamenti e beni materiali ma, appunto, “cultura”, che da un secolo a questa parte si agglutina principalmente intorno al cinema e alla musica, i “beni di consumo” delle società di massa. Questo è avvenuto nel secondo dopoguerra e nei due decenni successivi con De Sica, Visconti, Rossellini e, poi, Antonioni, Rosi, Germi, Fellini, Pasolini, Petri, Scola, prima che l’industria circoscrivesse il tutto intorno alla pur nobile commedia all’italiana o ai fenomenali spaghetti-western.

I tre film italiani presentati a Cannes non mimano le atmosfere del neorealismo e i loro registi nulla hanno a che fare con la commedia all’italiana, ma anche per questo sono “grandi” e “nuovi”, e propongono tematiche intime perché universali, e universali perché intime. Sono “senza tempo” perché parlano del tempo che inesorabilmente passa macinando i destini individuali e gli affetti familiari, senza confini perché, a partire dal cast, pienamente immersi in una cornice europea e internazionale.

In primo luogo Youth Di Sorrentino ci appare un vero capolavoro che, forse proprio per questo, non poteva essere incartato e avvolto nelle foglie di una palma; un’opera ancora più matura del recente La Grande Bellezza con cui il regista napoletano lo scorso anno ha riportato l’Oscar in Italia. Se nella Roma attraversata dal bravissimo Servillo-Gambardella aveva dovuto “citare”, quasi per acquistare energia e sicurezza, Federico Fellini, con Youth- La giovinezza Sorrentino si libra in piena autonomia e le “citazioni”, le “radici”, sono più sfumate e metabolizzate, in un mix che fa intravedere sullo sfondo ancora una volta Fellini, ma anche l’Antonioni di Blow-up.

Dopo trent’anni in cui il cinema italiano è stato solo cine-panettoni, commedia di bassa lega o, in alternativa, produzioni di nicchia con poco mercato in cui tanti giovani registi si sono cimentati rimanendo a vita giovani registi, Sorrentino e gli altri campioni nazionali ci dicono che il Paese ha ricominciato a macinare arte e cultura: un buon viatico per costruire un futuro a tinte meno fosche.

Alberto Baldazzi

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